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Notizie Giuridiche

» Risarcimento ai familiari anche senza danni gravi
22/05/2026 - Redazione


La Corte d'Appello di Brescia, con la sentenza n. 352 del 13 aprile 2026, ha ribadito che il danno subito dai familiari della cosiddetta "vittima primaria" può essere risarcito anche quando le conseguenze riportate dal congiunto non assumano particolare gravità.

Secondo i giudici, ciò che rileva è la dimostrazione dell'effettivo pregiudizio patito dai parenti, prova che può essere fornita anche attraverso elementi presuntivi e criteri di comune esperienza.

Il danno da perdita del rapporto familiare

Quando una persona perde la vita a causa dell'illecito commesso da terzi, i familiari più stretti possono agire iure proprio per ottenere il risarcimento del danno non patrimoniale derivante dalla perdita del rapporto parentale.

Il pregiudizio riguarda sia la sofferenza interiore legata alla scomparsa del congiunto, sia le conseguenze concrete sulla vita quotidiana e sulle relazioni personali. La perdita del legame familiare, infatti, può incidere stabilmente sulle abitudini di vita del superstite.

Come si prova il danno

In linea generale, chi chiede il risarcimento deve dimostrare l'esistenza del danno subito e i fatti posti a fondamento della domanda.

La Corte evidenzia però che, nei casi di morte o grave lesione di un familiare stretto, il rapporto di parentela consente di presumere l'esistenza della sofferenza morale, poiché tale conseguenza rappresenta un fatto normalmente collegato alla perdita affettiva.

Si tratta comunque di una presunzione superabile: la controparte può provare l'assenza di un reale legame affettivo tra la vittima e il familiare che richiede il risarcimento.

Il ruolo delle presunzioni

Nel valutare il danno parentale, il giudice può utilizzare presunzioni, fatti notori e massime di esperienza per verificare l'intensità del rapporto e le ricadute concrete dell'evento dannoso.

La vicinanza familiare costituisce un importante indice presuntivo, ma non rappresenta un criterio rigido. Anche rapporti non formalmente qualificati, purché caratterizzati da una stabile e significativa relazione affettiva, possono essere tutelati se adeguatamente dimostrati.

[Fonte: www.studiocataldi.it]

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